Da Padova a Venezia nel medioevo Terre mobili, confini, conflitti

Da Padova a Venezia nel medioevo

Terre mobili, confini, conflitti

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Anche se il titolo sembra suggerire l’idea di un percorso - di un piacevole viaggio dalla città di Antenore a quella di San Marco -, in realtà indica un’entità ben concreta: il territorio, inteso qui nella sua espressione più semplice, ossia l’insieme di terre e acque che si estende tra Padova e Venezia. Un territorio che durante il Medioevo presenta ancora l’impronta sbiadita dell’organizzazione impostagli dagli agrimensori romani e che nel corso del secolare confronto tra Padova e Venezia assurge al ruolo di terzo protagonista, condizionando le scelte delle due città, entrambe impegnate nel tentativo di assoggettarlo.Da un lato Padova, con la pressante esigenza di irreggimentare i numerosi corsi d’acqua, in primis il Brenta, a protezione delle fertili campagne. Dall’altro Venezia, che guarda con crescente preoccupazione all’ingente massa d’acqua convogliata disordinatamente in una laguna che rischia di soccombere sotto la pressione del progressivo interramento: da qui l’esigenza di proiettarsi verso l’entroterra, verso Padova, per controllare quella regione costituita da terre mobili, paludi e stagni, alla ricerca di una soluzione che arriverà in parte solo con il collasso della signoria Carrarese nel 1405.E tra le due il territorio, che, lungi dall’essere mero palcoscenico, condiziona e orienta le decisioni politiche, economiche e militari di entrambe, punendo ora l’una ora l’altra per le proprie scelte in materia di politica ambientale.

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Sull'autore

Remy Simonetti

Remy Simonetti è borsista di ricerca presso il Dipartimento di Studi Storici, Geografici e dell’Antichità dell’Università degli Studi di Padova. Ha studiato gli interventi di regolamentazione delle acque nella bassa pianura padovana; si è occupato inoltre di storia delle tecniche e della trasmissione dei saperi.

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